Paolo Fabrizio Iacuzzi Eventi Natale a Manhattan • Recensione di Alba Donati
Natale a Manhattan • Recensione di Alba Donati

Leggi la recensione alla poesia Natale a Manhattan di Paolo Fabrizio Iacuzzi, a cura di Alba Donati, pubblicata nel supplemento letterario «Saturno» de «Il Fatto Quotidiano» il 16 dicembre 2011.

Mentre scarti le luci colorate
dell'albero di Natale batte forte

la tramontana. E un improvviso
spiffero freddo di vento piano

entra nella stanza. Il gelo
è entrato nelle vertebre.

Le ha fatte muovere una
sull'altra come una pila

di piatti. Abbiamo sentito
per la prima volta tremare

il grattacielo delle vertebre.
Oscillava da brivido su se

stesso. E' stato allora che
mi hai gettato addosso il filo

colorato delle luci. Una termo-
coperta. Una gialla ha scaldato

il fegato. Una verde il pancreas.
Una rossa i polmoni. Una blu

i reni. Insieme mi hai illuminato
dentro. Anche così è stato Natale.

Luci moltiplicate per intermittenza.


(da Natale a Manhattan)




Rileggere a Natale Rosso degli affetti di Paolo Fabrizio Iacuzzi (Aragno, 2008) è un colpo alla nostra stabilità. Si capisce in un momento cosa sia questa festa per tutte le infanzie del mondo - e l'infanzia di Iacuzzi scorre via come in un film seppiato degli anni 60/70 - e quanto ci sia in essa di dolore, paura, solitudine, morte. Iacuzzi fu accolto da Giovanni Giudici al suo primo libro come «il» nome nuovo della poesia italiana. La sua poesia coniuga in maniera assolutamente nuova un realismo forsennato a una visionarietà a tutto campo. La sua lingua è semplice eppure crea un movimento ascensionale infinito come una liana che si inoltri nelle profondità del cielo fino a scomparire. Gli «affetti» del titolo, si badi bene, non sono solo i sentimenti, ma anche gli affetti da malattia. Le luci del Natale, in questo microcosmo di autobiologia, monitorano, come in una risonanza magnetica, lo stato degli organi. Il corpo del poeta è sul tavolo, è solo, è malato. Ma non solo lui. Intorno ci sono i corpi degli immigrati morti sui barconi, i bambini di Beslan e i soldati di ogni guerra, i morti delle Torri Gemelle e di Bosnia, tutto un mondo che si illumina come colpito da un reticolato ostile. E dentro la terra, ad avvolgere i corpi dei morenti, le luci natalizie che illuminano le zolle di terra vuote: «per ogni tana d'insetto ci sarà / una piccola luce». E le formiche, come i re magi, porteranno i doni. Siamo dalle parti di Celan, o di Herbert. Avevo scritto in passato che c'era una musica in Iacuzzi al tempo di Jacquerie (2000) un rap rivoltoso e militante. Qui il rap è finito e meravigliosamente, ma anche sinistramente, convivono Requiem e Ouverture.