Paolo Fabrizio Iacuzzi News Firenze - Pellegrinaggio in Cattedrale
Firenze - Pellegrinaggio in Cattedrale
13 novembre 2010
PFI partecipa a FLORENCE 2010: PELLEGRINAGGI NEL TEMPO. Letture da Rosso degli affetti e da Luzi, Michelucci e Bigongiari.

All'interno della visita guidata di Santa Maria del Fiore a Firenze,  della visita alle terrazze della Cattedrale e agli affreschi della Cupola, eseguiti dal Vasari e dallo Zuccari, PFI ha letto il racconto in versi che dà il titolo al suo ultimo libro, "Rosso degli affetti".

L'evento è stato organizzato dall'Associazione Città nascosta - Conoscere Firenze e la Toscana, nell'ambito della settimana internazionale dei Beni culturali.

Sotto la cupola del Brunelleschi il 13 novembre alle ore 13 è un attore a leggere i versi del poeta, mentre quest'ultimo ha introdotto l'incontro sul senso della salita alla cupola, paragonandola per lui all'Ascesa al Monte Ventoso di Petrarca con la riflessione su Sant'Agostino e al Viaggio alla Verna che Dino Campana compì giusto 100 anni fa sulle orme di San Francesco.

PFI ha affermato che i versi da racconto in versi ominimo che dà il titolo al suo quarto libro gli sono stati ispirati proprio dal colore rosso che emerge dalle scene dell'Inferno, ritratte dallo Zuccari stesso sulla fascia bassa degli affreschi sulla cupola, immagini che il pittore-scienziato Federico Zuccari eseguì con straordinaria precisione e attenzione per l'anatomia dei corpi, quasi scuoiati e dissezionati come fossero cartoni preparatori di altrettante opere del museo delle cere della Specola.

Sono dunque le "tavole di un gran teatro anatomico", come suggerisce lo stesso PFI, che appunto ha raccolto i dieci racconti in versi centrali del libro sotto il titolo "Tavole di anatomia per il Giudizio Universale".

PFI ha affermato che invece la salita verso la cupola viene fatta insieme ai poeti Mario Luzi e Piero Bigongiari e all'architetto Giovanni Michelucci: tre guide ideali che incarnano l'idea dell'estasi, della razionalità-emozione e dell'ironia.

I versi del racconto sono nati dalla suggestiva lettura che Sandro Lombardi fece della poesia Il termine, la vetta, scritta dal poeta poco prima della scomparsa, alle esequie in Santa Maria del Fiore nei primi giorni del marzo 2005. La poesia è stata poi raccolta in Lasciami, non trattenermi. Poesie ultime, Garzanti, Milano 2009, p. 65.

Di Piero Bigongiari è stato invece letto un brano tratto da uno scritto del poeta, Ecco l'Apocalisse, pubblicato su la "Nuova Antologia"(n. 2195, luglio-settembre 1995) in occasione del restauro degli affreschi compiuto in quello stesso anno. BIgongiari sottolinea il legame fra questi affreschi e quelli michelangioleschi della Cappella Sistina, ma sottolinea in quelli fiorentini "un caos ordinato in una misteriosa girandola cromatica che sembra dare al sublime edificio della ragione una sorta di celeste ma controllato capogiro di personaggi e di gesti".

La lettura da Giovanni Michelucci è stata invece tratta dal volume Brunelleschi Mago (Tellini, Pistoia 1972, pp. 84-85), quando l'architetto di origine pistoiese racconta del rapporto che Brunelleschi ebbe con le maestranze che edificavano la cupola, alludendo alle "rape" acquistate al mercato di San Lorenzo per far capire agli operai il modello della sua cupola. 

Per saperne di più:
• scarica l'invito alla manifestazione.

Francesco Dreoni, per PFI - La vita a quadri
 

Rosso degli affetti



Rosso degli affetti (Nino Aragno Editore 2009). Una poesia diaristica, memoriale e corporale insieme, macerata, fatta di fango e di luce, di un realismo dell'esperienza sempre immaginifico, con punte leggendarie e fiabesche, spostata e eternizzata a ogni passaggio nel territorio dell'arte figurativa e della subcultura incantatoria della modernità. (Dalla quarta di copertina)

Patricidio

Patricidio

Patricidio (Nino Aragno Editore 2005) allude a una doppia uccisione: quella del Padre e quella della Patria, unendo così ancora una volta, dopo Magnificat e Jacquerie, la storia alla Storia, la biografia all’evento. (Dalla quarta di copertina)

Jacquerie



Salutato da Giovanni Giudici, in occasione della pubblicazione del suo primo libro, Magnificat (I Quaderni del Battello Ebbro 1996) «come l’indizio che una stagione nuova è iniziata nella nostra poesia»,  ci propone con Jacquerie (Nino Aragno Editore 2000) un’opera seconda di straordinaria maturità. Un affresco corale in versi di personaggi ed eventi che hanno attraversato la storia del Novecento. (Dalla quarta di copertina)