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«Poesia come espianto, ma anche, nella sua disarticolazione un po’ ovvia, come pianto di sé, anzi come Es che ci piange. Poesia testamentaria, oracolo bambino, certo, ma anche galateo della rivolta, fra eloquenza e incredulità, tenerezza e rabbia, cantico per i propri amuleti (la bicicletta bianca, i cosmetici tesaurizzati per eredità materna, le statuine del presepe sepolte nella melma dell’alluvione, la gatta Evita morta di Aids felino) ed espulsione dei propri oggetti totemici fuoricorso, seduzione del lettore e sua delirante provocazione, nello slittamento delicatissimo del monologo nel dialogo.
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Paolo Fabrizio Iacuzzi salutato da Giovanni Giudici, in occasione della pubblicazione del suo primo libro. Magnificat, «come l’indizio che una stagione nuova è iniziata nella nostra poesia» ci propone con Jacquerie un’opera seconda di straordinaria maturità. Un affresco corale in versi di personaggi ed eventi che hanno attraversato la storia del Novecento.
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Patricidio di Paolo Fabrizio Iacuzzi allude a una doppia uccisione: quella del Padre e quella della Patria, unendo così ancora una volta, dopo Magnificat e Jacquerie, la storia alla Storia, la biografia all’evento. Ma i riferimenti a fatti e a luoghi della propria famiglia sono, come sempre, puramente casuali, come punto di partenza per uno scavo nelle proprie viscere: per rileggerle alla luce della Famiglia umana», così Franco Buffoni presenta questa terza raccolta di poesia di Iacuzzi, prova della maturità di un poeta molto apprezzato dalla critica e dai lettori.
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